L’affermarsi del volgare fiorentino




Lezione 4 «mutamenti sintattici »

CAP. 5 dal latino all’italiano: alcuni mutamenti sintattici

Il latino distingueva le funzioni logiche e i significati delle parole in base ai sistemi dei casi; l’italiano affida in parte questa funzione distintiva alla posizione che le parole hanno all’interno della frase. L’ordine delle parole era, relativamente, libero nel latino, mentre è sottoposto ad alcuni vincoli nell’italiano. L’ordine abituale di una frase italiana è SVO. Nel latino classico la desinenza distingueva, oltre il genere e il numero, anche la funzione di una parola nella frase. Gli scrittori latini scelgono sia la sequenza SOV che la sequenza SVO, poi trasferita all’italiano. Il modello SVO ha rappresentato l’ordine naturale delle parole nell’italiano sin dalle origini; per imitare il modello latino, alcuni scrittori usavano il modello SOV. In poesia la tendenza è stata ancora maggiore, data la necessità di un qualche carattere distintivo rispetto alla prosa.

La lingua antica esprime il pronome personale soggetto prima del verbo nella frase enunciativa e dopo il verbo nella frase interrogativa; la lingua contemporanea ha abbandonato quest’uso, tendendo ad omettere il soggetto pronominale il qualsiasi tipo di frase. L’enclisi (энклиза) del pronome personale atono (che si appoggia al verbo che li precede) si applica a: mi / la / le / ti. Per il resto si parla di proclisi (si appoggiano al verbo che li segue), nei casi dei pronomi: mi / ti / gli / lo / la / le / si /se / ci / ce / vi / ve / li / le / si / se.

Nel latino volgare il pronome indefinito quid (che) ha fortemente esteso la sua sfera d’uso, prendendo il posto di molte parole. Il che può avere la funzione introduttiva in una preposizione completiva (proposizione subordinata che fa da soggetto o complemento oggetto diretto alla principale).

Lezione 5 «dialetti regionali »

L’imporsi del “volgare” fiorentino

Dal latino parlato ai dialetti regionali

Quando l’impero romano d’Occidente è caduto, l’Italia è stata sconvolta (приводить в беспорядок, волновать) dall’arrivo dei nuovi popoli (in particolari i Germani, ma anche i Greci dell’impero Bizantino) le condizioni economiche e politiche della popolazione hanno mutato profondamente. Ogni regione, ogni vallata (долина; окружать рвом) ha cominciato a vivere una vita per conto proprio, perdendo per lunghi periodi i contatti con le regioni vicine. Si sono formati così tante piccole comunità isolate. In questa situazione anche la lingua latina usata dal popolo si è frantumata (дробить) in tante parlate diverse e da queste sono nati i tanti dialetti d’Italia. L’insieme dei dialetti che si sono sviluppati in Italia, potrebbe essere suddiviso, in base al tipo di parlata, in quattro gruppi tutti derivanti dal latino parlato:

Dialetti settentrionali

Dialetti centro-meridionali

Sardo

Ladino (ладинский, ретороманский)

Prime testimonianze d’uso della lingua “volgare” nei testi scritti

L’uso della lingua volgare (il termine volgare non ha nessun significato spregiativo (пренебрежительный), significa solamente lingua usata dal volgo, dal popolo) nei documenti scritti al posto del latino è documentata dal IX-X d.C.. Uno dei primi documenti che testimonia l’uso del volgare in forma scritta è un indovinello (загадка) scritto in un misto di latino e Veneto nel IX sec. a Verona: “Se pareba boves, alba pratalia araba, et albo versorio teneba, et negro semen seminaba.” (Si spingeva avanti i buoi – le dita -, arava (пахать) i bianchi prati –la pergamena-, e teneva un bianco aratro –la penna d’oca- e seminava un nero seme l’inchiostro).

Nei secoli successivi le condizioni economiche e politiche dell’Italia hanno migliorato sempre più. Si sono sviluppati in ogni regione attività nuove e ha diventato necessaria una lingua scritta più semplice, comprensibile. Le opere dotte e di carattere scientifico si scrivevano ancora in latino, mentre i contratti commerciali, alcune leggi, i canti religiosi (si pensi al Cantico delle creature scritto in umbro da san Francesco), le opere letterarie si scrivevano sempre più spesso in volgare.

L’affermarsi del volgare fiorentino

Alla fine del XIII secolo stava crescendo rapidamente la potenza di una città destinata a diffondere (распространять) il proprio idioma (dialetto) in tutta la penisola, si tratta della città di Firenze. Il dialetto fiorentino si impose come lingua di tutti gli italiani per due principali motivi:

1. perché era molto simile al latino

2. perché Firenze, negli anni in cui si è manifestato l’esigenza di una lingua comune, ha prodotto una civiltà di altissimo livello che ha diventato modello per il resto d’Italia

Dante Alighieri (1265-1321), Francesco Petrarca (1304-1374), Giovanni Boccaccio (1313-1375). Le loro opere scritte in volgare si sono diffusi rapidamente in tutta l’Italia, e hanno diventato un modello per gli altri scrittori.

Unità politica e unità linguistica



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